PARI OPPORTUNITÀ
PROVINCIA REGGIANA - La Conferenza Stato-Regioni, organismo che prevede la rappresentanza di diverse istituzioni territoriali, ha deliberato il 3 luglio scorso circa le indennità delle consigliere di parità, provinciali e regionali, nominate dal Ministero del lavoro per prevenire e reprimere discriminazioni tra uomini e donne nel mondo del lavoro, tra cui le molestie.

Questo è solo uno dei compiti che la legge attribuisce a queste figure, oltre al controllo dell'equilibrio di genere nelle commissioni dei concorsi pubblici e nelle giunte, all'approvazione dei Piani di Azioni positive di tutte le pubbliche amministrazioni, solo per citarne alcuni.

Da alcuni anni, con la Legge Del Rio, sono le Amministrazioni locali presso cui le consigliere sono incardinate (Province, Città metropolitane, Regioni) a stanziare dal proprio bilancio i fondi per pagare le indennità e il funzionamento dell'ufficio, ma è la Conferenza Stato-Regioni a deliberare l'ammontare massimo dell'indennità mensile.

In seguito a continue proteste della rete nazionale delle consigliere circa l'irrisorietà della cifra da due anni prevista a tale scopo (68 euro lordi mensili), nell'ultima seduta di luglio tali  importi sono stati ritoccati, portando a 780 euro mensili lordi l’indennità delle consigliere regionali, ma lasciando a 68 euro mensili lordi quella delle provinciali. Ora, se teniamo conto che le due figure hanno pressoché gli stessi compiti, la decisione appare incomprensibile, oltre che illegittima perché discriminatoria: in Italia è infatti vietato retribuire diversamente persone che svolgono le stesse mansioni. Che è proprio quanto, quotidianamente, come Consigliere di parità combattiamo per la tutela delle lavoratrici e della loro dignità

 

Maria Giovanna Mondelli

Consigliera di parità della Provincia di Reggio Emilia




08/07/2019

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Paolo Ruini
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